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“radioattivo”: Marie Curie, femminista tanto quanto uno scienziato

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Si chiama Marie Sklodowska e, desiderosi di libertà, non esitate a fuggire, da solo, il suo luogo di nascita nativo per continuare i suoi studi a Parigi . Appassionato per sempre dalla scienza, non vive più solo per la sua ricerca sull’uranio, una sostanza non conosciuta trovata in alcuni minerali e condivide il suo tempo tra il suo laboratorio di fortuna e l’anfilo della Sorbonazione dove finisce il suo dottorato. Una sfida per una giovane donna nel nome bizzarro, in una facc che, alla fine del diciannovesimo, conta solo 23 donne su 4.000 studenti. Ovviamente, il Dean che mette a disposizione non lo tiene in grande considerazione. Per chi ci vuole, questo giovane sfacciato, che osa guardarlo davanti e che, appena laureato, viene a chiedere come una posizione scarsa nella labos dello stabilimento? Che arroganza! Schema fredda, Marie non abbassa le braccia. Solo di fronte ai suoi alambici, è nel processo, lo esorta, a scoprire due nuove sostanze, radio e plutonio, in cui indovina immense possibilità. Nessuna questione di arrendersi. Non importa nient’altro. Ma come trovare finanziamenti senza il quale non può andare avanti?

La possibilità lo aiuta. Attraversandolo su un marciapiede, una bella giornata del 1894, una bellissima barba, che la spinga senza volerlo e non può più dimenticare: Pierre Curie, ricercatore stesso, già riconosciuto per il suo lavoro sull’elettricità. Infigurato, poi rapidamente sedotto da questo giovane consecutore che tuttavia è completamente fresco – nessuna questione di essere dominata – lo aiuta a installare il suo laboratorio di ricerca in un vasto seminario nelle rovine che rinnova e lo propone di associarsi al suo lavoro. Sedotto probabilmente per quanto riguarda la sua competenza e dalla sua presenza, l’insopportabile Maria abbassa poco sulla guardia e finisce … sposandolo … fusional, anche se stringa spesso, la coppia, che ci vediamo presto due ragazze, Irene e Eve, è anche il laboratorio. Di conseguenza, una grande scoperta, radioattività e, nel passo, nel 1903, il premio Nobel, che Pierre cercherà da solo perché Maria ha appena nato, il che lo rende furioso. Tre anni dopo, la tragica morte di suo marito, rovesciata da un fiacre, lascia il ricercatore da solo con le sue due figlie. Profondamente colpito, e respinto, la vedova non abbandona il suo laboratorio, dove ora lavora in coppia con un collaboratore e un amico vicino a Pierre, il fisico Paul Langevin, che, sebbene sposato, diventa il suo amante. Il caso è scandaloso, il link corre breve … ma Marie, continua a lavorare e, reso senza precedenti, ottiene, nel 1911, un secondo Nobel. Possa questa volta, lei sta per cercare!

Se questo biopico, fedele, è il lavoro di un regista che non abbiamo necessariamente aspettare qui, Marjane Satrapi era che il Franco-Iraniano, trascorso dal BD al cinema (con, in particolare ” Il pollo con le prugne “e” persepolis “) è cresciuto nell’adorazione di Marie Curie. Adattando, qui, un romanzo grafico di Lauren Redniss, lei gli dà un tributo toccante, e molto personale, che insiste tanto sulla passione per la scienza che il requisito dell’indipendenza di quello presenti, in un certo senso, come un’icona anche il femminismo. Peccato che questo film, altrimenti ben interpretato da Sam Riley e l’attrice britannica Rosamund Pike, fu girato … in inglese. E questo, probabilmente volendo troppo bene, diventa un po ‘in breve ma maldesime allusioni a Hiroshima e Chernobyl, “Drifts” oggi conosciuta alla radioattività.

La mia opinione

Ammirando e ben documentata, Marjane Satrapi fa un omaggio troppo ingenuamente a uno dei suoi idoli, Marie Curie, firmando un colpo “biopico” … in inglese. Idea divertente, ma bella storia, che può interessare le generazioni più giovani.

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